mercoledì 7 novembre 2012

Bambini. . . .



Ho avuto in questo ultimo periodo due incontri con bambini speciali , delle vere e proprie delizie.
La sensazione d'incanto che mi hanno lasciato la voglio fissare su questa pagina per impedire che sbiadisca con il tempo.



La prima è stata una bimba che chiamerò "la Corsara ". . .
Era una domenica di inizio autunno, la piazzetta era semi deserta , un pallido sole illuminava l'aria. Seduta su una panchina davanti al Lago d'Orta mi godevo la quiete di quella giornata  quando ho visto arrivare una  "pulce" di più o meno 4 anni. . .  passo spedito. . . sola . . con jeans e una polo con le maniche arrotolate all'insù come una persona indaffaratissima. . . parlottava da sola. . . forse con un amico immaginario. . . era diretta al parco giochi  di fianco alla mia panchina.

In questo piccolo parco giochi troneggia la prua di una nave in miniatura alla quale si collegano scivoli e scalette.    La nostra  "Corsara" si avvicina alla scaletta e sale decisa ,  fa due o tre giri sullo scivolo che si incastra nel muso della nave e poi sale definitivamente sul ponte e comincia a gridare. . .   "vienite all'arrembaggio" . . .  " vienite all'arrembaggio ". . .

Questo buffo richiamo lei lo gridava a squarciagola e lo ha fatto per almeno 15 minuti ininterrottamente , salvo ogni tanto sussurrarselo forse per sentire se era efficace.
La piazzetta in quel momento era semi-deserta e noi pochi presenti ci chiedevamo tutti a chi si rivolgesse . . . .  Era fantastica . .  piccola, indomita e tenace.    
L'ho incontrata un'oretta dopo. . . era con i genitori e lei. . .  stremata . . .  dormiva nel passeggino !!!!
Indimenticabile !!!!





Il secondo incontro "magico" l'ho avuto pochi giorni fa.. .  ero in un grande  "villaggio outlet "  e dopo aver camminato parecchio lungo i viali mi sono avvicinata ad una panchina dove erano già seduti due bimbi. . .   il più "grande" sui sette anni , il "piccolo" sui quattro.

L'inizio è già stato delizioso...il  "grande" dice al "piccolo". . .  "...spostati fai spazio alla signora  . .  "
Loro erano in attesa dei genitori  che facevano shopping  in un negozio di fronte  senza peraltro abbandonarli mai con lo sguardo.

Hanno cominciato a raccontare  . . . quattro occhioni blu, bellissimi,  mi fissavano . . .  sguardi che conservavano ancora l'incanto di un'infanzia protetta e difesa dalle aggressioni di un mondo a volte volgare.    Mi raccontavano dei loro camion in miniatura che avevano portato per giocare mentre mamma e papà facevano acquisti. . .  mi raccontavano del Circo che era arrivato nella loro città . . . e il "piccolo"  diceva . .   ". . . sai il Circo a me piace ma ci vogliono " dieci soldini"  solo per me per andarci e noi siamo in quattro . . . "  Tutto questo detto con una vocina tenerissima e  due occhioni blu spalancati  e bellissimi che mi fissavano . . . .



Veramente adorabili . . .  per dieci minuti mi sono ritrovata in un mondo ingenuo e senza tempo . . . e mi ha scaldato il cuore sapere che esiste ancora.


sabato 16 giugno 2012

I miei amici libri .......


Sono loro i veri amici per tutta la  vita . . .  non ti tradiscono mai.
Ti regalano sogni. . . . si donano generosamente e ti trasportano in mondi bellissimi . . . ti fanno assaporare atmosfere sconosciute anche lontane  centinaia di anni. . . . 
Ho trovato di recente una pagina Facebook dedicata ai libri e al piacere della lettura. . . 

La pagina si chiama  " quel libro sul como'  "
Questa frase dà il benvenuto . . . .  
  ". . . .    Quel libro sul comò.   Quel lume ad incendiar parole già calde , ad illuminar vite d'inchiostro dipinte. . .  quale compagnia alla veglia. . . .   quale silente abbraccio avvolge il sonno !   Eterno compagno. . . un libro !!  (Floryana Guglielmi )

Mi ha colpito molto la descrizione fatta da chi l'ha creata,  è bellissima. . . . 
Eccola. . . .

 "....creo una nuova realtà scrivendo....scappo da questa realtà, leggendo. 
Nella lettura ho trovato conforto, dove avrebbe dovuto esserci una mano di un amico, ma che come un girasole ha seguito il sole abbandonandomi nell'oscurità.
 Leggendo ho trovato parole di conforto che qualcuno avrebbe dovuto pronunciare nella realtà.
Ho letto perdite, vincite e sbagli, donne che lottano per i loro diritti e altre che come burattini si fanno comandare.
Ho vissuto vite, molte vite. E le ho amate una per una.
Ho visto occhi nelle parole, alcuni pieni di lacrime altri con sorrisi che avrebbero potuto oscurare il sole.


Ho volato sopra San Pietroburgo e, in un paese in guerra, sono stata spettatrice di una meravigliosa storia d'amore, ero lì che baciavo lui, ma ero anche sopra ad un marciapiede ad osservare quella meravigliosa donna bambina che mangiava un gelato.



Sono stata un angelo, e poi una strega, una straniera, sono stata un soldato e sono morta. Ho viaggiato.
Ho camminato attraverso il giardino d'estate e guardato il campo di marte, poi accarezzavo l'erba selvaggia delle Higlanders e ammiravo la bella Paris, sorseggiando il tè a Londra. 


Sono stata una dama dell'ottocento in una sala da ballo, a bere champagne e danzare un meraviglioso valzer cullandomi tra le braccia di un gentiluomo. 


Sono stata in tanti posti, anche solo con la mente. Ma un libro può farti viaggiare e se un giorno potessi visitare i posti che più ho amato nei romanzi ne riconoscerei ogni dettaglio, saprei già il profumo di quelle città
.



Sono una strega che viaggia nel tempo e si ferma in qualsiasi posto.


Apri un libro e sogni, lo chiudi e torni ad una realtà che a volte può essere bella, ma altre no. Tutti hanno bisogno di sognare.
Ho capito che un libro non ti tradirà mai, che non riceverai mai una delusione e che se ti cade una lacrima per alcune parole scritte e ben spesa. 


Chi legge ha una mente più aperta, e come se avesse una sensibilità più sottile e riuscisse a vedere oltre.... 


....in un’intervista, Alain Elkann, scrittore e giornalista, ha detto: “Chi ha letto dei libri e ha il gusto della lettura certamente si trova meglio di chi non li ha letti, perché leggere libri è come laurearsi continuamente, come continuare ad andare avanti, a studiare, a conoscere, nulla ti insegna più dei libri.” 

Che verità!
Leggere è come fare un’escursione.
Si può viaggiare in ogni direzione e conoscere nuovi luoghi e nuove persone.
Leggere trascende il tempo. 


I libri ci trasportano in altri paesi dove possiamo incontrare personaggi che possono diventare i nostri maestri di vita, che possono aiutarci a trovare le risposte ai nostri quesiti.... 


Voglio precisare che non leggo tutto il giorno, anche se lo farei volentieri. 


Il momento dedicato alla lettura e nel mio letto di sera, e molte volte un buon libro mi ruba anche tutta la notte....  "




martedì 12 giugno 2012

Che cosa vuoi fare da grande . . . . ?

Forse, ogni tanto, bisognerebbe proprio che qualcuno dei bambini che conosciamo, stufi marci di sentirsi chiedere in continuazione “Che cosa vuoi fare da grande?”, ci prendesse in disparte e, senza tanti giri di parole, ci chiedesse: 


“Ma tu, piuttosto, tu, si può sapere cosa hai fatto tu da grande? Che cosa ne è stato di quel senso di infinito che ti prendeva ogni anno, alla fine della scuola, davanti alla distesa sterminata di un’intera estate? Che cosa ne hai fatto dei tuoi sogni, ma quelli veri, quelli che contano: gli specchi da attraversare, i mondi alla rovescia, i paesi delle meraviglie, i rifugi segreti, gli amici immaginari, i voli, tutte quelle cose che ti stanno dentro, e ti nutrono l’anima, e ti fanno sentire voluto bene da te… Che cosa ne hai fatto, tu, del tuo tempo ?

(Lella Costa )


"...che cosa ne hai fatto dei tuoi sogni... ? "

Mamma mia.....  questa domanda lascia senza fiato !!!
Come rispondere  senza essere banali.... come giustificare i propri fallimenti o come narrare  i sogni diventati realtà
.
Difficile ... molto difficile ,  devi fare un viaggio dentro di te per ritrovarli e chiederti che ne hai fatto.     Basterebbe che anche solo un paio avessero visto la luce e avessero fatto parte della tua vita vera per essere contento...



sabato 2 giugno 2012

Lettera di un'aquilana alle terremotate emiliane. . . .


                               

Ciao donne emiliane
la terra trema, le certezze crollano insieme ai muri, ai capannoni, insieme agli uomini, alle donne, con loro crollano i ricordi, gli amori, i progetti.
Vorresti gridare ma non hai voce e poi se gridi i muri rimangono crollati, le persone sotto le macerie, i sogni frantumati. 
Eppure lo vorresti un abbraccio che ti dica ci sono qui per aiutarti…
Eppure vorresti ritrovare anche quella forza che sempre ti ha tirato fuori dalle situazioni più difficili, quella forza che ogni volta pensavi di non avere.
Un terremoto si sa può accadere, se ne parla e le scosse che hanno accompagnato quella più devestante ce ne hanno fatto sentire l’odore.
Che odore ha un terremoto… L’odore della terra, quella terra amata, lavorata, faticata, sudata, l’odore della solitudine all’improvviso, di quella solitudine che improvvisamente ti fa sentire il vuoto intorno. L’odore della morte e della vita si mescolano insieme e l’odore potente della rabbia. Rabbia per chi non ce l’ha fatta. I morti di una famiglia sono i morti di tutti. Si piange insieme, si è sconvolti insieme… Ci si arrabbia insieme…
Intanto sul quello che provi e che conosci solo tu ci scrivono fiumi di parole, fiumi di dibattiti, e tu dici: “Quante parole vuote, queste cose le “sente” chi le prova”. Promesse che non saranno mantenute e lo sai… Lo sai perché questo non è il primo terremoto della tua vita. Che ne sanno cosa hai lasciato sotto le macerie. Abbandoni, dolori, rifiuti, ma anche amori travolgenti, viaggi, tutto quello da cui ti sei rialzata e che conosci anche tu.
Già… ognuno sa quanti terremoti hanno devastato la propria vita… Ognuno lo sa…
In fondo, donne emiliane, che importa se a conoscere queste verità interiori siete solo voi, siamo solo noi donne. Alla fine lo sappiamo che ci rialzeremo e scrollandoci la polvere ed asciugandoci le lacrime con il braccio, andremo di nuovo avanti. E voi donne emiliane, lo farete come lo abbiamo fatto noi. E continuiamo a farlo, donne forti le donne emiliane, coraggiose, tenaci… Altri si riempiono di parole la bocca e voi farete, agirete, superete… Come in fondo una donna vera fa sempre. Sempre.
So che non mollerete, voi avete aiutato noi, noi aiuteremo voi, ed impareremo da voi. E molti impareranno da voi come ci si rialza da un terremoto, da lutti atroci che non ci sarebbero dovuti essere.
Ma quanti lutti una donna sopporta nella vita e mai si veste di nero, ma mette il suo vestito di sempre quello di una guerriera della vita. Ciao donne emiliane. Coraggio. Vi voglio bene una ad una.

(Sonia Etere)

giovedì 31 maggio 2012

La mia terra trema.......

Sono nata in Emilia e  anche se ormai vivo lontana da quasi tutta la mia vita , rimane indelebile il "clima" che si respira in questa terra.  Senza voler sublimare nulla e nessuno credo di poter affermare che  la vita qui è condita da un calore umano unico e indimenticabile. 

L'accoglienza che ricevi quando entri in un negozio è famigliare come se tu fossi entrato in casa di amici, la bellezza delle sue piazze piene di gente che si riuniscono in gruppi e parlano . . . parlano . . e passeggiano e si fermano e continuano a parlare. L'emblema di questo è Piazza Maggiore a Bologna. .bellissima . .calda  piena di umanità che si riconosce in quei rapporti antichi fra gli uomini.


Spesso i visi sono cotti dal sole, le mani ruvide . . . 

perchè l'Emilia è terra coltivata ,  bellissime fattorie in mattoni rosati che spuntano in mezzo a campi immensi seminati con amore e competenza . . .


perchè l'Emilia è anche il canto del gallo che senti ovunque , anche come sottofondo a molte interviste fatte in questi giorni ,  che da il segnale di quanto questa terra sia 
legata  all'agricoltura e produca alimenti magnifici . . . 

perchè l'Emilia è anche convivialità , solarità e  allegria . . .


perchè l'Emilia  è il culto del  buon cibo .   

Tutto questo miscelato da origine ad un popolo magnifico, forte , generoso .

La ferità inferta da questo terremoto è immensa . . . il dolore  provocato dalla vista di quelle migliaia di forme di parmigiano franate a terra sono , oltre che un danno economico enorme , l' emblema di cosa ha provocato questo sisma. . .  uno sfregio nell'anima di ogni emiliano. 







Concludo questo mio atto d'amore verso la mia terra postando questa  "LETTERA AL  TERREMOTO"  scritta da una persona che sta vivendo questo disastro. . .


è bellissima   !!!!!!!






Gentile Sig. Terremoto, 
c'è una cosa che non hai capito della mia terra, ora te la racconto. Per chiamarci non basta una parola sola: Emilia Romagna, Emiliano Romagnoli, ce ne vogliono almeno due; e anche un trattino per unirle, e poi non bastano neanche quelle. Perché siamo tante cose, tutte insieme e tutte diverse, un inverno continentale, con un freddo che ti ghiaccia il respiro, e una estate..tropicale che ti scioglie la testa, e a volte tutto insieme come diceva Pierpaolo Pasolini, capaci di avere un inverno con il sole e la neve, pianure che si perdono piatte all’orizzonte, e montagne fra le più alte d’italia, la terra e l’acqua che si fondono alle foci dei fiumi in un paesaggio che sembra di essere alla fine del mondo. Città d’arte e distretti industriali, le spiagge delle riviere che pulsano sia di giorno che di notte, e spesso soltanto una strada o una ferrovia a separare tutto questo; e noi le viviamo tutte queste cose, nello stesso momento, perché siamo gente che lavora a Bologna, dorme a Modena, e va a ballare a Rimini come diceva Pier Vittorio Tondelli, e tutto ci sembra comunque la stessa città che si chiama Emilia Romagna.
Siamo tante cose, tutte diverse e tutte insieme, per esempio siamo una regione nel cuore dell’Italia, quasi al centro dell’Italia, eppure siamo una regione di frontiera, siamo anche noi un trattino, una cerniera fra il nord e il sud, e se dal nord al sud vuoi andare e viceversa devi passare per forza da qui, dall’Emilia Romagna, e come tutti i posti di frontiera, qualcosa da ma qualcosa prende a chi passa, e soprattutto a chi resta, ad esempio a chi è venuto qui per studiare a lavorare oppure a divertirsi e poi ha decido di rimanerci tutta la vita… in questa terra che non è soltanto un luogo, un posto fisico dove stare, ma è soprattutto un modo di fare e vedere le cose. Perché ad esempio qui la terra prende forma e diventa vasi e piastrelle di ceramica, la campagna diventa prodotto, e anche la notte e il mare diventano divertimento, diventano industria, qui si va, veloci come le strade che attraversano la regione, così dritte che sembrano tirate con il righello.
E si fa per avere certo, anche per essere, ma si fa soprattutto per stare, per stare meglio, gli asili, le biblioteche, gli ospedali, le macchine e le moto più belle del mondo. In nessun altro posto al mondo la gente parla così tanto a tavola di quello che mangia, lo racconta, ci litiga, l’aceto balsamico, il ripieno dei torellini, la cottura dei gnocchini fritti e della piadina e mica solo questo, sono più di 4000 le ricette depositate in emilia romagna; ecco la gente lo studia quello che mangia, perché ogni cosa, anche la più terrena, anche il cibo, anche il maiale diventa filosofia, ma non resta lassù per aria, poi la si mangia. se in tutti i posti del mondo i cervelli si incontrano e dialogano nei salotti, da noi invece lo si fa in cucina, perché siamo gente che parla, che discute, che litiga, gente che a stare zitta proprio non ci sa stare, allora ci mettiamo insieme per farci sentire, fondiamo associazioni, comitati, cooperative, consorzi, movimenti, per fare le cose insieme, spesso come un motore che batte a quattro tempi, con una testa che sogna cose fantastiche, però con le mani che davvero ci arrivano a fare quelle cose li, e quello che resta da fare va bene, diventa un altro sogno. A volte ci riusciamo a volte no, perché tante cose spesso vogliono dire tante contradizzioni. Che spesso non si fondono per niente, al contrario non ci stanno proprio, però convivono sempre. Tante cose tutte diverse, tutte insieme, perché questa è una regione che per raccontarla un nome solo non basta.
Ora ti ho raccontato quello che siamo, non credere di farmi o farci paura con due giri di mazurca facendo ballare la nostra terra, io questa terra l’amo e come mi ha detto una persona di Mirandola poche ore fa.. questa è la mia casa e io non l’abbandonerò mai

domenica 13 maggio 2012

Sto aspettando . . . .

Sto aspettando le fioriture del mio piccolissimo angolo di paradiso. Le sto aspettando come fossero care amiche che vengono a farmi visita una volta all ' anno. 
Sembrerà puerile questa mia trepidazione, ma per me è la parte bella della primavera . . . 


E' la mia preferita e a lei  riservo molte attenzioni. . .


Poi accarezzo con lo sguardo il mio gigantesco gelsomino che dopo dieci anni è diventato parte integrante della facciata della casa.  Anche lui sta preparando i suoi profumatissimi fiori.   Quest'anno questa fioritura  è ancora più apprezzata perché  è uno dei pochi di questa zona che è sopravvissuto alle temperature polari dello scorso inverno.



Il dono di questa primavera è la fioritura del caprifoglio.
 Due anni fa presi da un muro di sasso un rametto  e senza molte aspettative lo piantai.  Ha avuto un vegetazione lenta e un poco stentata per poi esplodere quest'anno  e , oltre a raddoppiare la sua dimensione , da un paio di giorni sta mettendo in cantiere la sua prima fioritura....

Il fiore del caprifoglio ha una profumazione intensa. . . .  una delle mie preferite  . . . anche questa è una piccola gioia !




e poi. . .  che dire di queste violette . . . come si può non amarle ?

venerdì 27 aprile 2012

"Concessione edilizia". . . . per costruirsi la vita . . .





Ho letto , nel blog di Lidia Ravera,  una lettera scritta da una giovane donna di 37 anni, Sara Ventroni, che rivendica ad alta voce, per lei e per tutte le donne della sua generazione, il diritto di potersi costruire una vita.


Lidia Ravera la introduce con queste parole. . . .
". . .  Sara viene trattata da giovane e se ne irrita.  Dice :  ho 37 anni e la ricrescita, piantatela di inventarmi ragazza. . .  Sull'essere ragazza dice anche altro. La sua lettera mi ha colpita molto. Le ho risposto affannosamente , tristemente  , ma soprattutto vorrei che fosse letta e meditata. . . . "


A mio modo di vedere, questa lettera riassume in modo lucido ed incisivo la condizione delle ragazze di oggi. . . .eccola . . .


".......Non abbiamo bisogno di consolazione ma di vita riconosciuta, nei tempi che cambiano.
Non abbiamo bisogno di pietà ma di tempo sensato, di corpo pieno. Abbiamo bisogno di fermarci se siamo malate, di figli se li vogliamo, di ferie anche a Ostia, di stipendi per arrivare a fine mese. Abbiamo bisogno di progetti, anche piccoli.
Su tutto: abbiamo bisogno di sentirci in diritto di progettare.
Abbiamo bisogno di uscire a testa alta dall’eterno presente di un corpomente efficiente, infrangibile, cui tutti attingono senza vergogna pubblica.
Non abbiamo bisogno di consolazione.
Siamo affamate di parole indignate, arrabbiate, lucide; siamo in cerca di un senso dove questo senso manca: nella politica e nel lavoro.
Vogliamo parole capaci di portare il segno di questi tempi.
Non vogliamo parole usate. Scariche.
Non vogliamo preghiere, nemmeno quelle laiche.
E non vogliamo benedizioni.
Non ci servono le metafore. Sono inservibili.
Il vostro dialogo delle somiglianze ci indebolisce.
Siamo diverse. Sono tempi diversi.
Sono tempi che possono parlarsi e capirsi solo nella differenza.
Noi vi abbiamo ascoltate, studiate e capite.
Ora ascoltate voi. Comprendete.
Occorre essere precise, per capire.
Per farci compagne, tocca essere lucide: comprendere le differenze dei tempi in sorte, di là delle volontà individuali.
Allora perché dite, perché continuate a dire: ”io lo so, anche io come te… “
Tu non sei come me.
Ascolta.
Tempo. Corpo. Lavoro. Denaro. Casa. Fame. Testa. Madre. Malattia. Ho fame di diritti. Ho fame di scelta.
Non sono parole delle sottoproletarie. Sono parole di donne. Tutte.
Solo queste parole ci salvano, se le incarniamo sui nostri corpi fertili, sui tempi di oggi, sui salari di oggi, sulla vita di oggi.
Non voglio più sentire discorsi di vite bohémienne.
Sono racconti individuali, non personali. Io ho bisogno di un corpo collettivo di donne.
Oggi c’è chi scende negli inferi della bohéme per dare un senso al caos. Oggi c’è chi si perde nel senso di colpa di una propria inadeguatezza alla vita.
Ma invece avrebbe solo bisogno di una parola, di politica.
Allora l’eccezionale diventa consolazione. La sregolatezza uno stile di vita. Uno stile, in mancanza di altro.
Parlo per me e per milioni di donne che al mattino guardano nell’abisso e pensano: e se mi butto?
Sto per buttarmi.
No, alle sette c’è la presentazione di un libro. Vado.
Ho tempo anche domani per buttarmi. Ho un progetto per il futuro.
Per immaginare l’unica cosa creativa: un funerale laico, dove cantare je ne regrette rien.
Non è retorica.
Il futuro forte dei miei diritti (individuali) si riduce a dire: non voglio una messa.
Non voglio essere attaccata a una macchina, in caso di stato vegetativo.
Per il resto, che futuro puoi progettare, se il tuo desiderio è tenuto in prigione dalla tirannia del bisogno materiale? Se il tuo io non diventa un noi?
Non tutte le donne hanno risorse mentali infinite. Anche le più ricche, le più istruite, le più complesse, sono esaurite. Il tempio di Salome è sventrato. Non c’è più oro. Abbiamo mangiato le unghie.
Siamo alla diaspora.
Non voglio - o meglio: mi rifiuto – di sentire le vostre sirene scanzonate di gioventù: siamo alla new age, dove tutto si tiene perché le donne hanno il privilegio di comprendere, e presiedere, al mistero della vita e della morte, al privilegio della creazione?
Questo stile di pensiero significa: di che hai paura? Noi donne siamo onnipotenti, abbiamo risorse infinite.
Rifiuto questo spiritualismo.
Queste frottole consolatorie.
Ho fame di politica.
Io voglio parlare per le donne che non hanno forza, che non sono creative, che non hanno risorse, che non sono sublimi. Che non sono e non saranno madri.
Non credo al “credi in te, respira col diaframma”, oppure: “anch’io alla tua età avevo una vita incerta e sbarazzina”.
Ringrazio la grande madre Alessandra (come ogni madre, è inadeguata ai tempi della figlia; molte più adeguate le nonne…) perché mi dà l’abbrivio per dire che no: allora non capite. Perché ci volete consolare?
Così non ci siamo. Non vi incontro. Me ne vado.
Qui stiamo parlando di una generazione che non ha carte da giocare.
Una generazione che riceve paghette al posto di salari.
Una generazione che vive in un paese dove l’affitto è il doppio dell’entrata mensile (se c’è).
Perché devo ripeterlo? Eppure siamo cresciute, molte di noi, a pane e materialismo storico.
E invece siamo all’Ottocento. Peggio: noi, se perdiamo lavoro, non abbiamo nemmeno lo statuto di “donne licenziate”. Non esistiamo per il diritto, non esistiamo per la vita.
Ma non ci lamentiamo. Il nostro lavoro, per ora, è farci capire.
C’è stato un tempo in cui l’Italia aveva una sembianza di equità.
La nazione cresceva; crescevano tutti.
Se avevi speso dieci anni nello studio, potevi insegnare.
Se volevi una casa, potevi risparmiare e acquistarla.
Se lavoravi tutto l’anno, avevi diritti a 15 giorni di ferie.
Se ti ammalavi avevi tempo per curarti.
Che banalità?
Meglio una vita inimitabile?
Quando Alessandra viveva, giovane, la sua vita creativa, altre donne erano insegnanti con stipendio pieno; commesse, parrucchiere, impiegate delle poste, ricercatrici, ostetriche; un affitto non costava due milioni e mezzo di lire, lo stipendio non era di cinquecentomila lire, tua cugina che voleva mettere su famiglia non aveva un contratto da trecentomila lire al mese come commessa del supermercato; tua sorella non guadagnava tremila lire all’ora come medico, la tua migliore amica (laureata in filosofia, master a New York, diplomata al conservatorio) non era costretta a fare l’assistente igienista di un dentista , e a quasi quarant’anni, vivere con mamma e papà.
Io non cerco consolazione ma comprensione. E compagne di lotta.
La mia vita è spericolata, ma la vorrei più tranquilla.
Ho trentasette anni e me ne sento novanta. Una novantenne rivoluzionaria.
Forse perché so che so che la mia generazione non sarà testimone di nessuna rivoluzione.....   "


E questa è la risposta di Lidia Ravera. . . . 
Cara Sara,care figlie ipotetiche, simboliche. Possibili.
Magnifica fatica starvi sedute accanto. Né sopra né sotto. A rompere il codice mediocre della contrapposizione generazionale femminile, a boicottare le barzellette maschili. Una da cinquanta, due da venticinque, cose così. Voi, a presentare il conto. Corpi, teste, soldi. Figli. Diritti. Futuro. Magnifica fatica lasciarsi invadere dalla vostra rabbia. Riconoscere la passione, che come ogni passione si nutre di urgenza. Condividerla. Anche tacere. Lezioni di presente, quelle che impartisce Sara: confesso che le soffro. Anche se, in definitiva, sono per il mio bene. Sberle preziose, che svegliano dal sonno della recriminazione. Le soffro perché misurano la nostra impotenza. Noi: le nate prima. Quelle che hanno detto… che hanno fatto… che hanno creduto… Io non so trafficare con la memoria, non a vantaggio della mia idea di me. Tutto sta precipitando se donne come Sara, come Sofia, come Sara piccola sono costrette a restare ragazze, al di là dell’epica della scapigliatura, come se la loro vita non fosse terreno edificabile, e dovessero tenersela così… costrette a giocare in giardino. Empatia canaglia. Ti lascia lì, a sim-patizzare, cioè a soffrire insieme. Invece ci vorrebbe un colpo di reni. Un’idea politica. Concreta e pesante, cioè capace di pesare. Certo che Sara dovrebbe scrivere un libro. Ma a che cosa servono i libri se non ad allargare il cerchio della condivisione? Perché la società è diventata immobile? Che cosa ostruisce gli sbocchi? Come si fa a non farsi inghiottire da queste acque basse e stagnanti, fangose? E’ sufficiente prendersi per mano? E’ necessario, ma non è sufficiente
  1. Ed io, da parte mia questo dico  . . . .

    Sara, condivido tutta la tua rabbia . . . la tua lettera mi fa stare male . . . la tua lucidità . . . il tuo urlo mi devasta . . . io faccio parte della schiera de . . . " le nate prima " . . mi sento con le spalle al muro e con la bocca muta.

    ". . .  costrette a restare ragazze , al di là dell'epica della scapigliatura , come se la loro vita non fosse terreno edificabile e dovessero tenersela così . . . costrette a giocare in giardino . . . "

    Lidia , questa tua osservazione è la sintesi del presente delle nostre ragazze,  calza a pennello , purtroppo , anche su quello di mia figlia e anche a lei non so più che dire !!!

    In questo momento faccio davvero fatica ad essere ottimista, ma vi assicuro , comunque , non sono ancora sconfitta . . .  quello mai  !!!!

domenica 22 aprile 2012

Il poeta e il pittore . . .


Van Gogh e Francesco Guccini  un insolito e bellissimo binomio . . .
Mi spiego meglio. . .  cercavo il video della canzone "Lettera" una vecchia canzone di Guccini con un testo bellissimo . . . direi poetico . . . e mi sono imbattuta in questo video che abbina la canzone ad una serie di  preziosissimi  schizzi  di Van Gogh. . . il mio  Impressionista preferito. . .  come non fermare tutto questo nel mio angolo . . .


                      

Ed ecco il testo. . . 


In giardino il ciliegio è fiorito agli scoppi del nuovo sole, 
il quartiere si è presto riempito di neve di pioppi e di parole. 
All' una in punto si sente il suono acciottolante che fanno i piatti, 
le TV son un rombo di tuono per l' indifferenza scostante dei gatti; 
come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda, 
ma nell' intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda, 
punge il rovaio d' un dubbio eterno, un formicaio di cose andate, 
di chi aspetta sempre l' inverno per desiderare una nuova estate... 

Son tornate a sbocciare le strade, ideali ricami del mondo, 
ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e nel culo tondo, 
in testa identiche, senza storia, sfidando tutto, senza confini, 
frantumano un attimo quella boria grida di rondini e ragazzini; 
come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte, 
ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte, 
di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare, 
di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare... 

Appassiscono piano le rose, spuntano a grappi i frutti del melo, 
le nuvole in alto van silenziose negli strappi cobalto del cielo. 
Io sdraiato sull' erba verde fantastico piano sul mio passato, 
ma l' età all' improvviso disperde quel che credevo e non sono stato; 
come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi, 
in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi, 
dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti, 
di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti... 

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni 
di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, 
gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, 
l' arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti? 
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa 
e c'è il sospetto che sia triviale l' affanno e l' ansimo dopo una corsa, 
l' ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, 
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa... che chiami... Vita..

(Francesco Guccini )